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Maria Bochicchio, il suo primo romanzo si chiama Cazzamala

La scrittrice Maria Bochicchio, al suo esordio, è alle prese con la promozione del suo primo romanzo. Si chiama Cazzamala e sta già riscuotendo un successo oltre le aspettative.

Come è nata l’idea di questo libro?

L’idea è nata mentre aspettavo mio figlio Elia. Ero spesso sola, chiusa in casa perché quell’anno a Firenze (la città in cui abitavo all’epoca) ha piovuto tantissimo. Ripensavo a quando da bambina, a Tolve, avevo come l’impressione che piovesse soprattutto durante i funerali. Da questa suggestione d’infanzia è sbocciata l’idea di scrivere un romanzo “liquido”, fatto di pioggia. La Cazzamala appunto. Procedendo nella stesura del romanzo, la Cazzamala ha però assunto un significato molto più ampio e profondo, arrivando a simboleggiare le difficoltà e la pressione sociale che caratterizzano la vita quotidiana di certe realtà di provincia, come la nostra.

Quanto tempo ti ci è voluto per concluderlo?

Ho impiegato quasi tre anni per terminare l’opera. La nascita di mio figlio e il successivo trasferimento all’estero hanno influito sui tempi di realizzazione del testo. Non è stato per niente facile. Ambientarsi in un contesto nuovo, familiarizzare con una cultura diversa, imparare la lingua, gestire gli impegni familiari e scrivere. Lo facevo di notte o nei ritagli di tempo. Ho imparato a fare tutto molto in fretta. Anche per questo motivo completare l’opera e riuscire a pubblicarla, mi ha riempito di grande soddisfazione.

Perché hai scelto questo titolo?

Ero alla ricerca di una cifra distintiva per la pioggia descritta nel mio romanzo, qualcosa che evocasse subito quella pioggia e non un’altra. Navigando in internet ho scoperto dell’esistenza di un posto chiamato Punta Cazzamala che si trova sull’isola dell’Asinara, in Sardegna. Si tratta dell’area più selvaggia dell’isola. Facendo delle ricerche ho scoperto che nella zona del sassarese la parola caccia si pronuncia cazza. Presumibilmente quindi, in passato, Punta Cazzamala non doveva essere un luogo molto adatto alla caccia. L’idea del titolo è nata così. Nel romanzo la pioggia viene descritta quasi come una battuta di caccia, segna la vita e addirittura la morte dei lucani. Non è così per Nala, che tenta invece di salvarsi dalla Cazzamala, giungendo a delle scoperte importanti.

La Maria di un anno fa pensava che avrebbe raggiunto questo traguardo?

Assolutamente no, ci speravo ovviamente. Ho creduto in questa storia fin dal primo istante, ma non avrei mai pensato di catturare l’interesse degli editori. Ricevere la proposta di un contratto editoriale mi ha veramente onorata. Mi auguro che Cazzamala riscuota il favore del pubblico e che susciti emozioni sincere.

Parlaci della scelta della copertina

Poiché amo l’arte in tutte le sue forme, facendo surfing in internet mi sono imbattuta nelle sculture dell’artista Etiyé Dimma Poulsen. Si tratta di sculture eleganti, attraverso cui l’artista reinventa archetipi primordiali ispirandosi a icone africane.

Ciò che mi ha colpito della Poulsen è il momento creativo, vissuto come risultato di un vero rituale. La Poulsen infatti crea le sue opere con del fango che pone su un’armatura di ferro; successivamente il fango viene dipinto e cotto nel fuoco. Il fuoco è l’elemento che più mi ha affascinata. Nell’arte della Poulsen diventa simbolo del caso, accettato come parte essenziale della creazione. I colori si modificano tramite processi chimici naturali e la formazione di crepe dona alle sculture caratteristiche non controllabili. Proprio come accade in natura, o come è accaduto a me durante la stesura di Cazzamala. La scrittura rappresenta un impulso ingovernabile, che non so mai cosa genererà. Inoltre Moon Watcher l’opera in copertina, rappresenta bene Nala, la protagonista descritta all’interno del romanzo. La sua espressione trasmette quella che l’artista stessa definisce ‘estasi solidificata’, che è la ragione principale che mi ha spinta a sceglierla.